INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GRAFOLOGIA

Associazione Grafologica Italiana - Firma Grafometrica

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GRAFOLOGIA

a cura di Sabrina Ramacci

«L’Intelligenza artificiale è oggi uno degli ambiti scientifici in più rapida crescita e uno degli argomenti più discussi nella società», ha dichiarato Cherri Pancake, presidente dell’ACM sul sito dell’associazione (www.acm.org).
Un’altra dichiarazione importante è stata rilasciata in occasione del Premio Turing, l’equivalente del Nobel per l’Informatica, conferito quest’anno a tre eminenti scienziati: «La crescita dell’intelligenza artificiale e l’interesse che suscita sono dovuti, in gran parte, ai recenti progressi dell’apprendimento profondo le cui basi sono state gettate da Bengio, Hinton e LeCun».

Il cinema di fantascienza, a partire dal 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, non ci rassicura sul rapporto uomo-macchina, ma di fatto è una relazione destinata a durare, a evolversi e ad avere un sempre maggiore impatto sulla nostra vita di tutti i giorni e in specifiche professionalità.

In che modo dunque l’informatica e ancora più nello specifico l’intelligenza artificiale trovano una connessione con la grafologia?

In occasione della presentazione del progetto HAND (Handwriting Analysis against Neuromuscular Disease)– organizzato da A.G.I. (Associazione Grafologica Italiana) nella persona della Dott.ssa Antonella Foi – coordinatrice del Dipartimento peritale – lo scorso febbraio a Milano – ne abbiamo parlato con le grafologhe Roberta Cresto, Daniela Mazzolini, Patrizia Pavan, Maria Giovanna Salis, Filomena Maria Tierno del gruppo ricerca A.G.I.

Rivolgendo loro alcune domande capiremo come la grafologia, professione che accomuna le cinque donne, possa avere una relazione con l’intelligenza artificiale e qual è l’ambizioso progetto al quale stanno partecipando.
Cominciamo con il definire i due ambiti professionali.

La Grafologia è la disciplina scientifica che si prefigge di osservare le caratteristiche della persona, quindi la vitalità delle dinamiche cerebrali, le espressioni bio-tipologiche che si evidenziano nelle attività che svolge e nei rapporti che intrattiene, attraverso l’osservazione della sua scrittura e, più ingenerale, della sua attività grafica spontanea. Tra i diversi comportamenti espressivi l’attività graficaè quella più sofisticata e complessa e, come tale, in grado di registrare lo specifico individuale.

L’Intelligenza Artificiale è un campo d’indagine multidisciplinare che permette la programmazione e progettazione di sistemi, sia hardware che software, che permettano di dotare le macchine di determinate caratteristiche considerate tipicamente umane quali, ad esempio, le percezioni visive, spazio-temporali e decisionali. Si tratta cioè, non solo di intelligenza intesa come capacità di calcolo o di conoscenza di dati astratti, ma anche e soprattutto di tutte quelle differenti forme di intelligenza che sono riconosciute dalla Teoria di Gardner, e che vanno dall’intelligenza spaziale a quella sociale, da quella cinestetica a quella introspettiva.

Un sistema intelligente, infatti, viene realizzato cercando di simulare (ma non emulare) una o più di queste differenti forme di intelligenza che, nonostante siano spesso definite come “semplicemente”umane, in realtà possono essere ricondotte a particolari comportamenti riproducibili da alcune macchine (www.intelligenzaartificiale.it).

Qual è il concetto che unisce queste due materie e che a un profano potrebbero sembrare diametralmente opposte?

«Il progetto al quale siamo liete di contribuire con le nostre competenze è denominato Progetto HAND (Handwriting Analysis against Neuromuscular Disease). Finanziato dal Ministerodell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Bando PRIN (Progetti di RilevanteInteresse Nazionale), è guidato da un team del Laboratorio di Sistemi Intelligenti del Dipartimento diInformatica dell’Università degli Studi di Bari. Ha come argomento l’introduzione dell’intelligenza artificiale finalizzata a una sempre più precoce diagnosi delle malattie neurodegenerative quali, ad esempio, il morbo di Parkinson e l’Alzheimer. La letteratura scientifica evidenzia la possibilità di tale metodologia, tuttavia ricerca sperimentale è tuttora in corso.

La nostra équipe porta un contributo alla ricerca poiché siamo consapevoli – ed è ampiamente condiviso – quanto la scrittura sia un’attività complessa che coinvolge aspetti sia motori sia cognitivi, e i cui cambiamenti sembrano rappresentare un fattore discriminante per numerose patologie neuromuscolari. Ciò è confermato da numerosi test neuropsicologici, ampiamente validati e sperimentati, che già includono semplici esercizi di scrittura o disegno per la valutazione di deficit motori e cognitivi. Ne sono esempi il Clock Drawing Test all’interno del Mini-Cog o la copia di due pentagoni che si intersecano nell’ambito del Mini Mental Test. Essa quindi si inserisce perfettamente in tale ricerca perché le risultanze grafiche relative agli aspetti degenerativi che rivela, a chi come noi è in grado di coglierne le manifestazioni più evidenti, vengono validate attraverso un software addestrato a leggerle e a codificarle attraverso un processo automatico e quindi sottoponendo i pazienti a test cognitivi non più su carta ma su tablet. I dati acquisiti sono poi elaborati adeguatamente in termini sia quantitativi sia qualitativi, riducendo quelli che possono essere gli errori di interpretazione da un punto di vista grafologico».

Cosa intendete per “errori di interpretazione”?

«Noi grafologici quando espletiamo un esame su supporto cartaceo desumiamo i valori di alcuni parametri – come ad esempio la pressione e la velocità – sulla base dei principi di fisica scritturale che fanno riferimento a segni e combinazioni oltre alle conoscenze della neuro-fisiologia del gesto grafico. Non è però possibile tradurre in termini quantitativi ciò che riusciamo a ricavare dalle nostre analisi come, ad esempio, quantificare la pressione di uno scritto, definendo se sia più o meno marcata, o stimare la velocità maggiore o minore tra due o più firme anche di uno stesso soggetto. Nel caso degli scritti sulla tavoletta, l’hardware acquisirà tali variabili che saranno traferiti al software che permetterà all’analizzatore di valutare la pressione, la velocità di esecuzione o anchel’accelerazione in modo oggettivo-quantitativo. Tutto questo è uno strumento eccezionale se visto inun’ottica grafologica e di ricerca sperimentale. È doveroso dire che tale strumento può essere pensato non solo per diagnosticare, in fase preventiva, l’eventuale insorgenza di patologie anche a un primissimo stadio, ma può monitorare l’efficacia o meno di un’eventuale terapia medica, registrare in altre parole la validità di essa in relazione allo stadio della malattia, ai progressi o ai regressi di essa».

Com’è nata questa collaborazione tra voi e l’Università di Bari?

«Tutte noi aderiamo all’Associazione Grafologica Italiana (www.aginazionale.it – www.agigrafometrica.it) e dopo aver partecipato nel 2017/18, ad un corso di specializzazione sulle firme grafometriche abbiamo creatoun gruppo di ricerca all’interno del Dipartimento Peritale di A.G.I. L’Associazione ha stipulato una convenzione con l’Università di Bari nella persona del Prof. Giuseppe Pirlo Responsabile Scientifico del Progetto PRIN 2015 – HAND e Prorettore dell’Università di Bari.

I ricercatori dell’università hanno pensato a un modello denominato “Sigma Log-Normale” (formula matematica) che potesse esprimere come il sistema neuromuscolare traferisce gli stimoli del programma motorio che noi immaginiamo nel cervello della persona, nel momento in cui si realizza la scrittura balistica. Abbiamo quindi un modello riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale, che descrive, ad esempio, il profilo di velocità quando noi scriviamo e apponiamo una firma.

Il processo di firma come funzione matematica è descritta quindi attraverso questa formula. L’equazione che ne deriva rende manifesto come questi movimenti vengano eseguiti, in altre parolestiamo parlando della «legge matematica che sottende questi movimenti».

Qual è fattivamente in vostro impegno?

«Ognuna di noi, limitatamente all’offerta che ha sul proprio territorio, si sta impegnando nel prendere contatti con strutture residenziali che si occupano di malattie neurodegenerative e nello specifico di Alzheimer.

Ai pazienti verranno somministrati test volti a testare le capacità cognitive in relazione alla propria patologia e allo stadio in cui essa si trova, la macchina (tavoletta) attraverso una elaborazione del software acquisirà tutti i dati e li elaborerà secondo procedure automatiche così da programmare la macchina (intelligenza artificiale) che sarà in grado al termine del progetto (questo è l’obiettivo) di riconoscere, attraverso semplici parametri grafici, se il soggetto scrivente potrebbe essere a rischio per tale patologia. Per effettuare tale distinzione acquisiremo anche grafie di soggetti sani che possano svolgere un ruolo, in termini semplicistici, di modelli di paragone per la macchina (il cosiddetto “gruppo di controllo”), che così riuscirà a discriminare i due gruppi e a restituire la corretta valutazione».

Come riuscite a coordinarvi?

«Non neghiamo che in realtà abbiamo le nostre difficoltà logistiche per coordinarci in virtù del fatto che siamo dislocate in varie città in tutta Italia, Milano, Roma, Bari, Sassari e Treviso. La buona volontà, l’entusiasmo e la passione per la nostra professione unite alla convinzione della validità dell’obiettivo del progetto ci motivano comunque a continuare su questa strada».

Il gruppo ricerca A.G.I
Roberta Cresto
Daniela Mazzolini
Maria Giovanna Salis
Filomena Maria Tierno
Coordinatrice: Patrizia Pavan – referente per la ricerca del dipartimento peritale AGI

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